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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Torino. Grande soddisfazione per la candidata U.D.C., la dott.ssa Federica Rolich, alle elezioni provinciali 2009 per il collegio 12 Lingotto.
909 i voti conquistati ed una percentuale del 4,18%: "Sono contenta di questa mia prima esperienza politica, faticosa ma gratificante, ed ovviamente ringrazio il partito per avermi offerto questa preziosa occasione" commenta la candidata.
Ora si attende il ballottaggio tra i candidati alla presidenza della Provincia.
Di federica rolich (del 10/03/2009 @ 17:15:19, in politica, linkato 257 volte)
Giovedì 5 marzo 2009 è stata indetta da A.R.T. Associazione Risparmiatori Tangobond una conferenza stampa presso la sede di C.so Re Umberto 88 a Torino, per presentare l’iniziativa del presidente Egidio Rolich.
“Chiediamo al Governo di stanziare 500 milioni di euro per istituire il primo Fondo del Risparmio Tradito - afferma E. Rolich - a disposizione dei risparmiatori italiani vittime dei default Cirio, Parmalat, bond Argentina, (…), che intendono agire in giudizio contro gli istituti di credito”.
Il presidente di A.R.T. spiega che “Il Cittadino Risparmiatore deve poter affrontare con serenità le spese legali, perché potrà godere di un sostegno finanziario di 3.000 euro. Tale somma verrà restituita al Fondo in caso di esito positivo della causa. In questo modo il Fondo è assolutamente in grado di sostenersi senza gravare sulle casse dello Stato”.
Sono già numerose le firme di coloro che appoggiano l’iniziativa e che hanno sottoscritto la petizione popolare, il cui modulo è scaricabile dal sito di A.R.T. www.tangobond.it , o che può essere richiesto all’associazione stessa (tel. 011/5681299), o agli studi legali che con essa collaborano a livello nazionale (vedi cartina interattiva sul sito www.tangobond.it).
Ancora una volta A.R.T. ed il suo presidente rispondono concretamente alle esigenze dei Risparmiatori vittime dei defaults e della crisi, consci del fatto che il risparmio della famiglie italiane, linfa dell’economia nazionale, vada realmente difeso dai rischi finanziari e politici.
Dott.ssa Federica Rolich
Di federica rolich (del 02/12/2008 @ 10:55:23, in Politica, linkato 169 volte)
Su iniziativa della presidente Mercedes Bress ,lo scorso 5 novembre 2008 si è insediato nel palazzo della Regione il Comitato d'indirizzo per la definizione delle linee strategiche e delle priorita' d'intervento in ambito di misure anticrisi. Fanno parte del Comitato: Paolo Padoin prefetto di Torino, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, i presidenti di Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e di Upi (Unione Province Italiane), Marina Tabacco presidente della Commissione regionale Abi Piemonte, il presidente dell'Unione Industriale di Torino Gianfranco Carbonato, il presidente Confesercenti Piemonte Valentino Boido, la presidente dell'Ascom di Torino (in rappresentanza della Confcommercio Piemonte) Maria Luisa Coppa, Giovanna Ventura segretario generale Cisl, Vincenzo Scudiere segretario generale Cgil, Giovanni Cortese segretario generale Uil, Antonio Costamagna presidente Confapi Piemonte, Roberto Degioanni segretario Api Torino, Mario Giuliano presidente Confartigianato Piemonte, Michele Sabatino segretario generale Cna Piemonte, Paolo Mignone segretario regionale Casartigiani Piemonte, Paolo Balistreri segretario generale Confindustria Piemonte, Vittoria Morabito ufficio legale Unioncamere Piemonte, Vittorio Favetti rappresentante CCIAA (Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura) di Torino. Dal tavolo sono emersi la volonta' di lavorare insieme per fronteggiare l'attuale situazione di crisi e un certo ottimismo sulle prospettive future, motivato dalla consapevolezza della solidita' del sistema Piemonte.
Di federica rolich (del 20/11/2008 @ 12:10:47, in Politica, linkato 163 volte)
Oramai l’abbiamo capito tutti: simpatia, spontaneità e candore fanciullesco sono le principali qualità del Premier Silvio Berlusconi, che non perde occasione per allestire allegri siparietti. A Trieste, infatti, il presidente del Consiglio, nell’accogliere il ministro tedesco Angela Merkel, si nasconde dietro uno dei pili portabandiera della piazza cittadina e la sorprende con un “cucù”. Tornato a Roma Berlusconi commenta così l’ episodio: "Mi comporto con tutti con rispetto ma anche con simpatia. Angela la conosco benissimo da tempo, so che lei si diverte". Io dico: ma non saranno troppe tutte queste carinerie?. E poi, queste amicizie, sono realmente reciproche? F.R.
Di federica rolich (del 14/11/2008 @ 11:00:11, in Politica, linkato 154 volte)
Le faccette sorridenti o con il broncio usate per gli sms o su internet serviranno ai cittadini per indicare il grado di soddisfazione o insoddisfazione verso un servizio reso dalla pubblica amministrazione. È questo quello a cui punta il ministro della Amministrazione Pubblica, Renato Brunetta che vuole realizzare «una mappa in tempo reale della soddisfazione dei cittadini», attraverso questo strumento già utilizzato in Cina. L’obiettivo è anche quello di arrivare a punire le amministrazioni che non funzionano, perchè - ha detto il ministro - «se avessimo solo emoticon con la smorfia vuol dire che c’è qualcosa che non va e allora o si cambia o si interviene». «Gli italiani - ha aggiunto - non ne possono più di non avere voce in capitolo su servizi che sono parte rilevante della nostra vita». F.R.
L'appello di Napolitano: la data è solenne, manteniamo sempre viva la memoria
FLAVIA AMABILE & ALESSANDRA PIERACCI
ROMA
La campagna elettorale e l’anti-politica saranno le protagoniste di questo 25 aprile. A Milano per la prima volta si scenderà in piazza senza un sindaco fra la folla e a Roma si discute della provocazione di Luca Romagnoli della Fiamma Tricolore che chiede la cancellazione della Festa facendo insorgere il Pd e la sinistra. E così appare anche più forte il richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ricorda che il 25 aprile è «una data solenne» e chiede agli italiani di mantenere «costantemente viva la memoria» degli ideali di quell’epoca e soprattutto ai giovani di «contrastare i nuovi autoritarismi e integralismi, che rappresentano la negazione dei principi e dei valori che ispirarono la lotta per la Liberazione».
Ma intanto in tutt’Italia i riflettori mediatici saranno puntati anche su una Liberazione diversa, quella di Grillo, che sarà a Torino oggi pomeriggio. Il comico ha mobilitato 400 piazze e annuncia centomila persone per il V2-Day, una manifestazione per «una libera informazione in un libero Stato». «Il 25 aprile - spiega il comico - ci siamo liberati dal nazifascismo. Sessantatré anni dopo possiamo liberarci dal fascismo dell’informazione».
Grillo chiede ai suoi di firmare a favore di tre referendum: «per l’abolizione dell'ordine dei giornalisti, l’abolizione dei finanziamenti pubblici di un miliardo di euro all'anno all'editoria, l’abolizione della legge Gasparri e del duopolio Partiti-Mediaset», annuncia dal suo sito. A firmare accanto a tanti altri, ci sarà anche Antonio Di Pietro, ministro uscente e leader dell’Idv, sempre attento a presidiare le piazze dell’anti-politica che lo hanno premiato alle elezioni. In realtà anche tra i fans di Grillo non mancano le polemiche. A Genova gli «aggrillati» si sono divisi in due piazze con un seguito di accuse e querele e due manifestazioni distinte.
Il V2-Day contro l’informazione è stato accolto con un attacco da parte di alcuni giornali. «Il Giornale» è andato a scavare nel passato del comico, il settimanale «Panorama» ha fatto un calcolo scoprendo che da quando ha aperto il blog le sue entrate sono raddoppiate, «Il Riformista» lo accusa di «minacce in stile Br» ai giornalisti e «Repubblica» parla dell’«ennesima provocazione» nei confronti della Resistenza e che «ovunque si fronteggeranno le folle chiamate a raccolta dal comico genovese con quelle che intendono ricordare la Liberazione».
Dal suo blog Grillo risponde, al suo solito: «tutte str...dettate dalla paura e dagli interessi di bottega» perché «il V2-Day è la continuazione della Liberazione e non vuole fronteggiare proprio nessuno che si ispiri a quella data. I partigiani, gli operai, gli uomini liberi del 25 aprile sono nostri fratelli. Il 25 aprile non è di proprietà degli intellettuali di sinistra, una definizione corrispondente a un vuoto pneumatico».
Silvio Berlusconi ancora una volta non sarà in piazza oggi. «Lavoro, lavoro, lavoro, considerandomi in debito con gli italiani che hanno deciso di liberarci dalle dittature che incombevano sul nostro Paese». Non ci sarà nemmeno Fausto Bertinotti per la prima volta perché aveva annunciato di voler prendere qualche giorno di ferie. Ci sarà invece Gianni Alemanno, che andrà a Palidoro vicino Roma, per ricordare Salvo D’Acquisto il brigadiere dei carabinieri ucciso lì dai nazisti.
Il segretario Udc Lorenzo Cesa chiede «una riflessione» sul 25 aprile «che vada oltre le celebrazioni formali: la destra estremista e antisemita rappresenta, oggi come allora, un elemento di grave pericolo per la vita delle istituzioni» ma il riferimento al ballottaggio a Roma per l’elezione del sindaco è troppo evidente per non venire sommerso di critiche da parte di tutti i politici da Fi a An con Teodoro Buontempo che chiede: «Dica apertamente se vuole votare a sinistra».
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Resistere,resistere,resistere.
Si' fare resistenza e un dovere ancorche' un sacrosanto diritto. A quando un 23 dicembre data che ricorda il piu' brutto dei default finanziari ( TANGOBOND ) LE FAMIGERATE OBBLIGAZIONI ARGENTINE piazzate dalle banche italiane col concorso dei politici agli ignari risparmiatori italiani. 460.000 famiglie turlupinate, depredate,craccate per 14.000.000.000 di euro dal sistema bancario italiano che spadroneggia ormai su tutto e su tutti. Italiani risparmiatori fate resistenza ,fate resistenza contro questi poteri forti... ricordate che noi siamo coloro che li foraggiano con i nostri risparmi, stiamo piu' attenti non crediamo piu' alle lusinghe dei bancari ormai l'hanno capito anche i sassi che loro fanno solo i propi interessi. f.to Egidio uno dei craccati con i tangobond. www.tangobond.it
scritto da Egidio 25/4/2008 10:7
Da : tangobond [+] Data : Mon, 21 Apr 2008 11:27:11 +0200
A : segr.presidente@circolodellaliberta.it [+]
Oggetto : risposta da TANGOBOND
Gentile Ilaria , grazie per la risposta.
In attesa che la questione Alitalia faccia il suo corso.... speriamo al meglio, ci domandavamo qui' in TANGOBOND se per gentilezza Lei potrebbe darci notizia del documento inviatoVi il 21 feb.2008 ore 19:08:29 + 0100 di cui il testo per completezza Vi riportiamo integralmente.
Non avendo a tutt'oggi ricevuto alcuna risposta, ringraziamo comunque per l'attenzione, e per la grande considerazione dimostrata nei confronti di migliaia di onesti risparmiatori italiani rimasti vittime del risparmio tradito.
F.to E. Rolich Presidente di A.R.T - Tangobond.
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Egidio Rolich
Presidente A.R.T. – Associazione Risparmiatori Tangobond
Presidente TANGOBOND – Movimento Politico Risparmiatori Italiani
Corso Re Umberto n. 88
10128 – TORINO
Ufficio: 011/56.81.299 (tel-fax)
Email: tangobond@tangobond.it
Skype: tangobond
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Spett.le
P. D. L.
Alla c.a. Dott.sa Vittoria Brambilla
(con preghiera di inoltro all’Esimio Presidente
Dott. SILVIO BERLUSCONI)
(trasmissione a mezzo email)
21 Aprile 2008 11:27:11 +0200
Spett.le P.D.L., Esimio Presidente Silvio Berlusconi,
mi pregio di scrivere la presente in qualità di Presidente di A.R.T. – Associazione Risparmiatori Tangobond, un’associazione senza scopo di lucro (in trasformazione ONLUS )radicata sul territorio italiano e con sede in Torino.
L’associazione in questione è l’unica in Italia ad essersi occupata in via esclusiva del problema del default argentino (che, lo ricordiamo, ha coinvolto in una grave crisi economica oltre 460.000 famiglie di risparmiatori e pensionati), con il consenso di migliaia di iscritti e di altrettanti simpatizzanti.
Poiché credo fermamente che il particolare momento storico e politico in cui viviamo e l’imminente chiamata alle urne degli elettori rappresentino una effettiva possibilità affinché “le cose cambino” già in Parlamento, A.R.T. intende offrire il proprio appoggio attraverso il movimento che ne è l’espressione politica: Tangobond, di cui il sottoscritto è il fondatore, costituito nell’anno 2006 ed il cui simbolo è stato regolarmente depositato.
Intendo fermamente apportare, attraverso le potenzialità elettive di Tangobond, (se accettato dal P.D.L.), un fattivo ausilio, coinvolgendo non solo i nostri associati e simpatizzanti, ma anche quel temuto (in quanto assente) 30-35% dei votanti.
Non possiamo più permetterci di lasciare l’iniziativa ad un centro-sinstra che per mero interesse becero /politico - mercenario ha emanato la c.d. class action, peraltro con il solito metodo “all’italiana” (ma, si ricordi, che il voto decisivo è stato dato dal Sen. Antonione Roberto di Forza italia): è stata emanata infatti solo perché milioni di risparmiatori italiani la aspettavano quale possibile soluzione alle recenti “recessioni” personali dovute ad default Argentino, ai crack Cirio, Parmalat, Giacomelli, allo scandalo dei Prodotti Derivati et similia.
Ritengo quindi necessario anche in campagna elettorale, senza fare false promesse, spiegare ai risparmiatori traditi grazie ai vari crack e default come questa legge possa rendere loro giustizia.
E soprattutto intendo spiegare loro come solo un governo fatto da “noi” e gestito da “noi” può rendere la class action da lettera morta a strumento di soluzione “pacifica” con le banche.
Del resto, fiore all’occhiello di A.R.T. (e quindi di Tangobond) sono le numerosissime transazioni concluse proprio con gli istituti bancari dall’anno 2005 ad oggi.
La mia è un’offerta senza alcun secondo fine: né il sottoscritto né alcun altro membro di A.R.T. o Tangobond intende candidarsi, lasciando quindi ogni spazio derivante dalle votazioni a Vostra completa disposizione.
Anzi, A.R.T. offre i propri servizi agli iscritti al P.D.L. gratuitamente per il primo anno.
Non ci resta che attendere un Vostro cenno di assenso, e/o un’occasione di incontro che Vorrete promuovere onde stabilire le linee programmatiche della nostra adesione.
Cordiali saluti.
F/to
Egidio Rolich
Presidente A.R.T.
Presidente Tangobond
Movimento Politico dei Risparmiatori Italiani.
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Potenzialità elettiva: 460.000**
** a cui devono aggiungersi i risparmiatori coinvolti in default diversi da quello argentino che comunque si identificano in Tangobond , stimati in circa altri 600.000 italiani votanti.
Si tenga presente che ogni risparmiatore ha una propria potenzialità pari al proprio nucleo famigliare. Sommando le cifre, si arriva ad un bacino elettorale pari ad oltre 3 milioni di votanti.
Prende forma la squadra di Berlusconi Il Senatur: Calderoli sarà vicepremier Rotondi polemico: più responsabilità
MILANO
Il governo Berlusconi prende forma, e la Lega si aggiudica posizioni di spicco. La conferma arriva da Umberto Bossi, che dopo il vertice di Arcore con Cavaliere ha detto: «Sono soddisfatto, se le cose sono così sono soddisfatto. Io vado al ministero delle Riforme». Il Senatur ha spiegato che è stato raggiunto un accordo che prevede il ministero dell’Interno per Roberto Maroni, la vicepresidenza del Consiglio per Roberto Calderoli, e il ministero delle Politiche agricole per l’assessore leghista veneto Luca Zaia. «Le riforme, la sicurezza, la difesa dell’agricoltura - ha spiegato Bossi - sono i punti su cui la gente ci ha detto i voti e alla gente noi dobbiamo dare risposte».
Certo quello di Arcore non è l’incontro conclusivo: ora è previsto che Berlusconi incontri il presidente della Regione Lombardia Formigoni e quello della Regione Veneto Galan, perchè c’è anche da definire l’eventuale ruolo che Formigoni avrà nella nuova compagine di governo. Berlusconi dovrà valutare le richieste, che la Lega ha fatto, per la presidenza delle due regioni. Ma secondo i segnali che sono usciti da Arcore, la situazione sembra in netto movimento.
Chi storce il naso, di fronte alle dichiarazioni del Senatur, è il segretario della Democrazia
Cristiana per le Autonomie, Gianfranco Rotondi: «La comunicazione da parte di Bossi di annunciare i nomi dei futuri ministri è una innovazione istituzionale che, forse, il Quirinale gradirà e che da parte nostra vorremmo condividere. Ho convocato per domani l’Ufficio Politico del mio partito, perchè anche noi saremmo interessati ad introdurre qualche "innovazione" nella prassi. Volutamente non ho commentato tutto ciò che accade in questi giorni perchè i nostri elettori sono entusiasti della vittoria ed hanno il diritto di non vederla sciupata con polemiche di Palazzo. Gradirei che il mio senso di responsabilità fosse condiviso» ha concluso.
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Il Carroccio polemico con gli alleati:
«Noi parliamo solo con Berlusconi».
Il Cavaliere: «Non c'è nessuna lite».
Ed è scontro Pd-Pdl sul dopo-Frattini
ROMA
Che non fosse solo una insoddisfazione "tattica" si era capito già ieri. Umberto Bossi lo aveva detto a chiare lettere, lasciando la Capitale: il vertice del Pdl sulla squadra di governo si è rivelato inutile. E non bastano le rassicurazioni di Silvio Berlusconi a placare gli animi nella Lega.
I paletti della Lega
Forte del successo elettorale e di fatto "titolare" dei destini del futuro governo, il Carroccio butta sul tavolo le sue condizioni. Federalismo e sicurezza, questi i temi indicati come priorità dalla segreteria politica di via Bellerio. E soprattutto l’intenzione di rafforzare il rapporto privilegiato con il leader del Pdl. «Per quanto riguarda la Lega Nord, le prossime riunioni saranno tenute solo con Silvio Berlusconi», si legge nella nota diffusa al termine della riunione. Al Cavaliere la Lega chiede di proporre la squadra dei ministri al più presto.
Il Cavaliere: nessun litigio
Alleanza nazionale tiene bassi i toni. «Con chi altri se non con Berlusconi, che rappresenta tutto il Popolo della libertà e che sarà il futuro presidente del Consiglio, dovrebbero parlare i leghisti?», è la replica di Andrea Ronchi alla sparata del Carroccio. Da An, intanto, arriva la conferma che Gianfranco Fini sarà il prossimo presidente della Camera: «Probabilmente sì», ammette le stesso leader di An. Ma la presa di posizione di via Bellerio arriva dopo che Berlusconi aveva assicurato che non c’è nessun dissidio nella formazione del governo. «Non è vero che nel vertice di ieri abbiamo litigato. Si è svolta una riunione assolutamente positiva e di grande soddisfazione. Mi è stato dato il mandato per quanto riguarda la preparazione della squadra dei ministri», aveva detto.
«Linguaggio paradossale»
Quanto a Bossi che si lamenta del fatto che non si è «combinato niente», il Cavaliere attribuisce quelle frasi al «linguaggio paradossale, iperbolico e metaforico» del Senatùr. E spiega: «Lui riteneva che l’incontro fosse basato sui nomi dei ministri, mentre io non avevo questa intenzione, perchè aspettavo ancora di vedere i sessanta di tutta la squadra e di calibrare competenze, esperienze e presenze di copertura del territorio». «Credo infatti - insiste il leader del Pdl - sia giusto presentare una squadra equilibrata e distribuita sul territorio in modo che nessuna regione venga esclusa questo è un lavoro che sto facendo con i miei collaboratori. Ho detto ai miei alleati che quando avrò pronta la squadra ci ritroveremo e loro mi faranno le loro osservazioni».
«Parleremo solo con Berlusconi»
La "questione padana" si intreccia con la formazione del nuovo governo. In ballo, oltre alla rappresentanza della Lega a Palazzo Chigi, anche il futuro della regione Lombardia, legato appunto alla permanenza di Roberto Formigoni al Pirellone. È anche sotto questa luce che vanno lette le posizioni della Lega. «Dopo l’inutile vertice romano -si legge nella nota- la segreteria ha deciso che, per quanto riguarda la Lega Nord, le prossime riunioni saranno tenute solo con il leader del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi. La segreteria politica ha ribadito che la Lega Nord ha ricevuto l’imperativo mandato dagli elettori di risolvere le questioni legate al federalismo e alla sicurezza. Pertanto, visto lo straordinario risultato ottenuto su questi due temi, non è possibile derogare dall’assoluto rispetto dello stesso».
Castelli frena: «Dalla Lega nessun malumore»
«Il momento nel Paese è talmente grave che è necessario -avverte il Carroccio- vengano prese decisioni rapidissime. È pertanto utile nell’interesse di tutti, pur nel rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica, che il presidente del Consiglio in pectore, Silvio Berlusconi, proponga, così come vuole la Costituzione, nel più breve tempo possibile la composizione del governo». La palla passa quindi a Berlusconi. Anche Gianfranco Rotondi sposa la linea della Lega. «Bossi ha ragione: ci siamo fidati di Berlusconi, non servono nè vertici, nè comitati, nè commissioni che fanno gli esamini. Ognuno con la propria forza ha messo i propri destini nelle mani di Silvio. Faccia le sue scelte e siamo sicuri -garantisce il leader della Dca- che saranno giuste». La Lega Nord, spiega Roberto Castelli, non nutre alcun «malumore: abbiamo semplicemente sottolineato quella che riteniamo una questione politica».
Il nodo della presidenza della regione Lombardia
Il nervo scoperto resta la futura poltrona di governatore della Lombardia. Il candidato in pectore della Lega è lo stesso Castelli che si dice convinto che «Formigoni rimarrà in regione». Nella partita entra anche l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, lanciato dall’azzurro Maurizio Lupi. «Albertini è autorevole, e il Pdl -glissa Castelli- ha preso tanti voti». «Diciamo -spiega ancora Castelli- che c’è una partita aperta su varie questioni, ma io continuo a pensare che Formigoni rimarrà in regione. Quindi -sottolinea l’ex guardasigilli- si sta parlando di una questione virtuale». Anche Gianfranco Fini guarda con distacco la candidatura Albertini: «I problemi si pongono quando sono reali», si limita a dire il leader di An.
Scontro Pd-Pdl sulla sostituzione di Frattini
Intanto è scontro su chi dovrà nominare il sostituto di Franco Frattini (destinato ad un incarico di governo) alla Commissione europea. Silvio Berlusconi rivendica al prossimo governo la scelta: «Sarà il nuovo governo a nominare il nuovo commissario che lo sostituirà», dice il Cavaliere. E Fini dà dei «disperati» alla sinistra che si «inventa» gli argomenti di polemica anche quando non ce ne sono. «Frattini -spiega il leader di An- è ancora lì e decide lui quando lascia... Se il 29 non fa il deputato resta commissario e non c’è nessuno da nominare. Se poi invece farà il ministro, vuol dire che c’è un governo in carica e deciderà il governo». Ma Veltroni chiede una «decisione condivisa». Pare invece chiuso il caso del presunto incontro tra Berlusconi e Walter Veltroni. Incontro smentito da entrambi: «Non ho incontrato Veltroni nè ieri nè nei giorni scorsi», taglia corto Berlusconi. Anche il leader del Pd smentisce: non c’è stato «nè un incontro e nè una conversazione telefonica. È una balla spaziale».
Veltroni telefona: «Hai vinto tu»
Bossi promette: rispetterò i patti
UGO MAGRI
ROMA
Berlusconi torna al governo, quanto potrà durare dipende da Bossi. Con il 47,2 per cento il trionfo del centrodestra è fuori discussione, il margine di vantaggio supera i 9 punti percentuali: segno che i sondaggi del Cavaliere erano azzeccati, quelli veltroniani peccavano di ottimismo. Tradotto in seggi, significa una vasta maggioranza tanto alla Camera quanto al Senato.
Nel primo caso (grazie al premio) Pdl, Mpa e Lega avranno una settantina di deputati in più. A Palazzo Madama, invece, Berlusconi deve dire grazie a cinque regioni che stavano col centrosinistra e stavolta sono passate a destra: Calabria, Sardegna, Liguria (una «prima» assoluta), Campania e Abruzzo. Una trentina, grazie al complicato meccanismo del «Porcellum», i senatori di vantaggio (il numero esatto si avrà con i senatori eletti all’estero). Tolti i «padri della patria», di regola ostili a Berlusconi, resterà una maggioranza non così risicata come quella che logorò Prodi, però neppure oceanica.
Decisiva risulterà la Lega, premiata dal maldipancia del Nord oltre ogni previsione. Bossi sfonda l’8 per cento, alla Camera addirittura il 9, e sarà il semaforo della legislatura. Annuncia euforico che il Carroccio «rispetterà i patti» e, giura, non terrà «ostaggio» il Cavaliere. Però vuole il federalismo fiscale subito subito. Veltroni dà atto a Berlusconi della vittoria con un’elegante telefonata, apprezzatissima dal rivale. Il leader Pd annuncia «una stagione di opposizione» che farà leva sulle divergenze interne al centrodestra, ma aggiunge una «disponibilità ad affrontare insieme le principali riforme». Lui personalmente non esce affatto malconcio. Anzi, il Pd avanza di 3 punti rispetto alla somma tra Ds e Margherita nel 2006. Nessuno all’interno potrà permettersi contestazioni. L’alleanza con Di Pietro ha funzionato egregiamente, l’ex pm da solo varca la soglia del 4 per cento.
Il totale Pd-Idv è di tutto rispetto, oltre quota 38. Purtroppo per Veltroni, si è sbriciolato il pilastro della Sinistra arcobaleno. Un incredibile 3,2 per cento, 7 punti in meno nel breve volgere di due anni, zero seggi. «Siamo stati traditi dai lavoratori, a loro volta traditi dal governo Prodi», è la spiegazione amara di Bertinotti, che si ritira da ogni incarico dirigenziale. La semplificazione politica è brutale, per i piccoli partiti Casini evoca lo «tsunami». Soltanto l’Udc riesce a «tenere botta» attestandosi al 5,7 per cento, che in Senato vale due-tre seggi siciliani. Casini non voterà la fiducia al governo, ma Cuffaro già manda cannoli al Cavaliere. Per effetto del cataclisma, vengono letteralmente spazzati via dal paesaggio parlamentare partiti come Rifondazione, Pdci, Sinistra democratica e Verdi.
A sinistra di Veltroni rimane il deserto, lo stesso Fini riconosce che «è anomalo». I Socialisti non superano l’1 per cento, Boselli si dimette da segretario. A destra, delusione Santanchè: 2 per cento, niente quorum. Di fatto siamo al bipartitismo. Oltre 7 elettori su 10 scelgono Pdl o Pd, proprio come un tempo premiavano Dc e Pci. Rispetto al passato, però, cresce l’astensionismo. Alle urne è affluito senza intoppi (per la gioia del ministro Amato) l’80,4 per cento degli aventi diritto, mai così pochi in 60 anni di Repubblica. Il calo percentuale è del 3 e mezzo, oltre un milione di italiani rimasti a casa. A Napoli, non per caso, la flessione è risultata perfino maggiore, del 6%. Visti i risultati, viene da pensare che l’astensionismo abbia picchiato duro soprattutto a sinistra, tra quanti hanno seguito i consigli di Beppe Grillo. Berlusconi abbraccia commosso «tutti gli italiani», si dichiara «pronto a lavorare insieme con il Pd sulle riforme» perfino a «riesumare la Bicamerale del ‘94». Fini approva, «se Veltroni mantiene le promesse, si può aprire una fase nuova». Bossi viceversa frena, «possiamo fare le riforme da soli».
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Niente seggio per Pecoraro Scanio,
Mussi, Boselli, Luxuria e Storace
ROMA
E' stato uno "tsunami" elettorale quello che si è abbattuto sul Parlamento. Sono tanti i leader e le personalità che, dopo aver segnato questi ultimi due anni di legislatura, si ritrovano senza un seggio in Parlamento. Su tutti il veterano Fausto Bertinotti, che dopo aver guidato Montecitorio è stato tagliato fuori due volte: come leader della Sinistra Arcobaleno e come segretario del Prc.
L’operazione ghigliottina, condotta dalla soglia di sbarramento, ha fatto cadere le teste di tutti e quattro i leader dei partiti della sinistra che avevano dato vita alla sinistra Arcobaleno. Anzi tre, visto che Oliviero Diliberto, segretario del Pdci aveva già deciso di lasciare il suo seggio ad un operaio della Tyssenkrupp, Ciro Argentino, che però, dato l’esito elettorale, non approderàa Montecitorio, rendendo nullo il sacrificio di Diliberto. Restano fuori anche il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e Fabio Mussi, il "capo" della Sinistra Democratica. "Silurati" anche Enrico Boselli, leader e candidato-premier del Partito Socialista, e Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay.
Seggi preclusi anche per il "trio" della Destra: Daniela Santanchè, Francesco Storace e Teodoro Buontempo. Non varcheranno i portoni del Parlamento (almeno per questa sedicesima legislatura) neanche gli antagonisti del Pd, Willer Bordon e Roberto Manzione che avevano dato vita all’Unione Democratica dei consumatori. Stop alle goliardate e alle provocazioni di Francesco Caruso: il no global che aveva fatto il suo esordio alla Camera "traghettato" dal Prc questa volta è rimasto al palo insieme alla pattuglia della Sinistra Arcobaleno. Stesso destino per Luxuria, la prima transgender in Parlamento che proprio per il suo "status" era stata presa di mira dall’azzurra Elisabetta Gardini che voleva imporre alla collega l’utilizzo della toilette destinata agli uomini.
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