Unicredit, i contenziosi aperti

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Unicredit, i contenziosi aperti

Messaggio da rolieg » mar gen 26, 2010 10:01 am

Unicredit, i contenziosi aperti
Edoardo Fagnani
martedì, 26 gennaio 2010 - 15:22


A presidio delle potenziali passività che potrebbero scaturire dalle cause pendenti, Unicredit ha in essere un fondo per rischi pari a circa 1,2 miliardi

Aumento di capitale di Unicredit:
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Una corposa parte del prospetto informativo dell’aumento di capitale di Unicredit è dedicata all’analisi dei contenziosi aperti nei confronti di altre aziende. Nella parte relativa ai rischi dell’operazione, ben 13 pagine affrontano questa criticità. Secondo il management, in numerosi casi vi è una notevole incertezza circa il possibile esito dei procedimenti e l’entità dell’eventuale perdita. A presidio delle potenziali passività che potrebbero scaturire dalle cause passive pendenti, Unicredit ha in essere, al 30 settembre 2009, un fondo per rischi ed oneri pari a circa 1,2 miliardi di euro. Tuttavia il management non può escludere che questo fondo possa non essere sufficiente a far fronte interamente agli oneri e alle richieste risarcitorie e restitutorie connesse alle cause pendenti.

Il prospetto informativo elenca le maggiori cause in corso.
- Nel luglio del 2007 otto hedge fund (seguiti da alcuni azionisti di minoranza di HVB) hanno depositato, presso la Corte Regionale di Monaco, una citazione volta ad ottenere il risarcimento dei danni subiti da HVB a seguito di alcune operazioni riguardanti il trasferimento di partecipazioni azionarie e linee di business da HVB (dopo il suo ingresso nel gruppo Unicredit) a Unicredit o ad altre società del gruppo e viceversa. I fondi chiedono un risarcimento di 17,35 miliardi di euro (a cui vanno aggiunti gli interessi) e di pagare agli azionisti di minoranza di HVB un dividendo periodico garantito dal 19 novembre 2005.
- L’assemblea annuale degli azionisti di HVB del 27 giugno 2007 ha deliberato una risoluzione che autorizzava l’avvio di un’azione contro Unicredit per danni causati ad HVB dalla vendita della partecipazione da quest’ultima detenuta in Bank of Austria e dalla sottoscrizione dell'accordo tra HVB ed Unicredit in occasione del processo di integrazione. Il 20 febbraio 2008 l’avvocato Heidel in qualità di rappresentante ha promosso un’azione legale nei confronti di Unicredit, chiedendo la restituzione delle azioni di Bank of Austria ad HVB unitamente al risarcimento di ogni danno oppure al pagamento di una somma, a titolo di danni, pari ad almeno 13,9 miliardi euro. Il 10 luglio 2008, l’avvocato Heidel ha depositato e notificato un’integrazione della sua azione, chiedendo la restituzione di altri 2,98 miliardi. Unicredit ha contestato queste richieste, ritenendo che tutte le valutazioni sulle società trasferite siano state effettuate seguendo le canoniche valutazioni.
- Al momento è in corso un procedimento che sta valutando la validità di un’operazione che coinvolge oltre all’istituto anche il gruppo Cirio, avente ad oggetto la cessione del polo lattiero caseario Eurolat a Dalmata S.r.l. (gruppo Parmalat). A questo riguardo l'ultima sentenza è quella della Corte d’Appello di Roma, che il 17 marzo 2009, ha sospeso l’efficacia esecutiva della condanna di Unicredit e di Sergio Cragnotti (ex numero uno di Cirio) al pagamento di 223,3 milioni di euro.
- All’inizio di febbraio 2008 la General Broker Service ha instaurato nei confronti di Unicredit un procedimento arbitrale volto a far dichiarare l’illegittimità del comportamento tenuto da Capitalia e successivamente dalla stessa Unicredit con riferimento al rapporto di brokeraggio assicurativo in essere e ottenere conseguentemente il risarcimento dei danni subiti e quantificati originariamente in 121,7 milioni di euro, poi aumentati 197,1 milioni. Il 18 novembre 2009, Unicredit è stata condannata al pagamento in favore di GBS dell’importo complessivo di circa 144 milioni. Unicredit, ritenendo la decisione arbitrale priva di fondamento, ha proposto appello, riservandosi di chiedere la sospensione dell’esecuzione della decisione.

Inoltre, Unicredit ha segnalato alcune criticità che potrebbero derivare dall’introduzione della normativa della class action. Il prospetto informativo segnala che, in considerazione della recentissima introduzione della disciplina in materia, non si può escludere che durante il periodo di offerta e successivamente al medesimo possano essere notificati atti di citazione relativi ad azioni collettive promosse da clienti anche per il tramite delle associazioni di consumatori nei confronti delle società del gruppo. A questo proposito, Unicredit ha puntualizzato che alcune agenzie di stampa hanno riportato la notizia che Adusbef avrebbe promosso una class action contro l’istituto relativamente alla modalità di calcolo degli interessi sui mutui.

http://www.soldionline.it/notizie/azion ... osi-aperti
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Dopo la crisi, cosa farò da grande?

Messaggio da rolieg » gio lug 15, 2010 7:36 am

Dopo la crisi, cosa farò da grande?

Le indiscrezioni sul futuro di Pioneer da un lato. Le voci di altre operazioni orientate ad attività di asset management dall'altro. Sono questi rumors che oggi turbano i pf di Fineco. E dai commenti giunti a Bluerating emerge che...

L’eventuale acquisizione di nuovi istituti servirebbe a riavvicinare la banca italiana al modello di banca commerciale marcando sempre più le distanze dal tentativo di organizzarsi come una banca universale con attività dall’investment banking al wealth management accanto ai classici servizi di credito alla clientela fisica e aziendale? E' questa in sintesi la domanda principale che si pongono i lettori di Bluerating sul futuro di Unicredit. Indiscrezioni su Millenium Bank a parte (che risultano tra l'altro infondate), oggi quello che sembra ormai scritto è il destino di Pioneer Investments destinata a una progressiva uscita dal gruppo, magari attraverso il conferimento della maggioranza del capitale a un altro player internazionale.


Ma tutto questo scenario e la crisi finanziaria del biennio 2008-2009 che "conseguenze potrebbero avere su Fineco Bank, se non altro sotto il profilo dei prodotti distribuiti e delle strutture commissionali che agli stessi potrebbero essere applicate a seconda che si trattasse di prodotti “fatti in casa” o solo distribuiti a seguito di accordi commerciali?" si chiede un pf nostro lettore.


Sul tema c’è non da ora una certa opacità di tutte le principali mandanti, non piacendo a nessuno offrire indicazioni dettagliate ai concorrenti attuali e potenziali circa le proprie strategie commerciali ed in particolare di prezzo/costo. Nel frattempo la raccolta continua a latitare, secondo alcuni lettori di Bluerating a causa di una “miopia dei vertici della società che contribuirebbe alla fuoriuscita di PF e al calo dei margini".

"Colpa dell’accento eccessivo sulla “banca diretta” o c’è altro dietro?" si chiede un utente. Difficile dirlo dall’esterno, anche se qualcuno ricorda come in Fineco Bank i PF siano “liberi di fare ciò che vogliono”, potendo applicare o meno commissioni e avendo premi annui “basati sulla raccolta netta totale e non sulla vendita di prodotti specifici”.


Con un portafoglio di 4000 prodotti da proporre alla clientela, management fee che secondo alcuni PF sono persino superiori alla media delle altre reti, incentivi ai PF per ogni conto acceso e per ogni operazione che il cliente svolge i conti dei promotori di Fineco sarebbero dunque “pieni di voci di ricavo, derivanti dalle tante incentivazioni che la banca mette a disposizione”. Il problema sarebbe dunque uno solo: “si guadagna solo se si lavora, chi non lavora, per motivi giusti o sbagliati, e chi crede, magari a ragione, di sentirsi più motivato in un’altra realtà” fa dunque bene ad andarsene. Sarà vero? Attendiamo come sempre le vostre opinioni qui.

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Unicredit: ecco la lista dei manager della rete commerciale

Messaggio da rolieg » gio lug 15, 2010 7:37 am

Unicredit: ecco la lista dei manager della rete commerciale

Unicredit rende nota la lista dei manager che coordineranno l'attività del business sul territorio. Secondo fonti sindacali...


Pronta la lista dei manager della rete commerciale di Unicredit che coordinerà l'attività del business sul territorio. Si tratta di 112 manager.

Secondo fonti sindacali i manager che saranno alla guida delle diverse direzioni esecutive sono nel dettaglio questi. Si tratta di Carlo De Falco, avrà la supervisione della direzione esecutiva Lombardia. Nel Triveneto Occidentale è stato chiamato Romano Artoni, mentre nel Triveneto Est la direzione esecutiva è stata affidata a Paolo Zambelli Bias. Nella zona del Piemonte, Liguria e Val d'Aosta, l'unica donna Grazia Adorno.

In Emilia Romagna Stefano Rosetti, mentre l'area del centro inteso come Toscana, Umbria e Marche saranno coordinate da Stefano Giorgini. Per la direzione esecutiva di Roma la guida è stata affidata a Salvatore Pisconti. A Sud toccherà Ciro Fiorllo, mentre l'area Sardegna, Abruzzo, Lazio e Molise è affidata a Mario Fiumara.

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Unicredit: chi sbaglia paga.

Messaggio da rolieg » mar set 21, 2010 7:02 am

Unicredit, tensioni libiche per Profumo. Tosi ad Affari: "Chi sbaglia paga"

Fine settimana di forti tensioni tra l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, e i grandi azionisti della banca. La pressione su Profumo, secondo quando risulta a Radio 24 - Il Sole 24 ore, sta crescendo d'intensità con esiti incerti. La richiesta dei soci è di fermare l'avanzata degli investitori libici, arrivati ormai al 7,5 per cento del capitale. Ma Profumo non pare orientato a farlo. In più giovedi 23 settembre è convocato il comitato strategico di Unicredit, il cui conto economico è tutt'altro che brillante. Ecco perché, sostiene uno dei maggiori azionisti, la situazione viene giudicata "molto delicata e molto fluida".


Si parla di forti tensioni al vertice della banca per la vicenda libica. E' preoccupato?
"No. Anzi, le tensioni nascono per le note questioni della scalata araba e vanno nella direzione da me auspicata: c'è chi all'interno del board fa presente giustamente che quella questione andava affrontata e trattata in maniera diversa. Insomma, sono tensioni che avranno certamente effetti benefici".



Quali?
"Non faccio previsioni. Però, nella vita come in politica, chi sbaglia paga".



Quindi non è soddisfatto della gestione Profumo.
"Profumo è sicuramente un manager di alto profilo, ma questa vicenda l'ha gestita un po' in proprio. Normalmente chi svolge il suo ruolo non ha solo compiti di leadership ma anche di coordinamento".



Anche per lei, dunque, quella di Tripoli è "una scalata bella e buona" come l'ha definita Zaia in un'intervista ad Affaritaliani.it?
"E' evidente che si tratta di una scalata: hanno comprato prima il 5%, poi il 2,5%... E fingono di essere soggetti separati. E' ovvio che non ci crede nessuno. Non c'è nulla di casuale. E il fatto che il tutto viene da Gheddafi, persona molto furba e intelligente, non fa che aumentare la preoccupazione: il Colonnello è tutto fuorché un investitore istituzionale".



Perché Cariverona ha venduto mentre i libici compravano?
"La Fondazione ha limato qualcosina. Il problema di fondo non è se Cariverona ha il 4,7% o il 4,9%, ma la scalata degli arabi".
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Unicredit - Domani CdA straordinario su Top Manager

Messaggio da rolieg » mar set 21, 2010 7:04 am

Unicredit - Domani CdA straordinario su Top Manager

Libia: soddisfatti per l'investimento
La Banca Centrale Libica precisa che l'operazione è di lungo periodo
20 settembre, 18:14

MILANO - La Banca Centrale Libica è "estremamente soddisfatta" per l'investimento in Unicredit. Lo si legge in un comunicato, in cui si precisa che l'operazione è di lungo periodo. Intanto stretta dei soci di Unicredit sul caso Libia e sull'operato dell'amministratore delegato Alessandro Profumo. Domani pomeriggio a Milano e' in programma un Cda straordinario con all'ordine del giorno i rapporti con il top management.


Fino a oggi la prima riunione del board era quella del 30 settembre prossimo a Varsavia per preparare la risposta alle domande di Bankitalia sull'impatto sulla governance del recente rafforzamento degli azionisti libici.



E' poi stata messa in agenda per giovedì a Milano una riunione del comitato strategico di Unicredit, insieme ai comitati nomine e remunerazioni, per un aggiornamento sugli approfondimenti che il presidente Dieter Rampl sta svolgendo anche sulle modalità dello sbarco in forze in Piazza Cordusio della Lybian Investment Authority tra fine luglio e i primi di agosto. Operazione di cui il presidente Rampl non era stato messo al corrente, mentre Profumo si è difeso dicendo di non aver sollecitato lui la crescita dei libici. Questi ultimi ora, considerando anche la quota in mano alla Banca Centrale del Paese nordafricano, hanno più del 7,5% del capitale della banca italiana.



In particolare, la Banca centrale della Libia si definisce estremamente soddisfatta anche per le "relazioni in corso con le Autorità italiane".



Sempre in merito alla partecipazione detenuta in UniCredit (pari al 4,98% del capitale), la Banca centrale libica ricorda che questo investimento risale all'inizio degli anni '90, ai tempi dell'allora Banca di Roma. Inoltre, viene spiegato, nel 2008 diverse banche internazionali hanno chiesto alla Banca centrale libica di acquistare una partecipazione strategica.



Pertanto, il consiglio della banca centrale ha deciso che incrementare la partecipazione in UniCredit fosse in linea con i criteri d'investimento in 'equity' (azionario, ndr) di lungo termine e che una tale operazione avrebbe rafforzato ulteriormente i rapporti economici tra Libia e Italia.



"La Banca centrale - si legge infine nella nota - è un'istituzione indipendente governata dalla legge bancaria libica del 2005. Tutte le regole e i regolamenti relativi alla Banca centrale sono decisi dal suo board".



CHIAMPARINO, NESSUN FASTIDIO PER SOLDI LIBICI - "Non mi dà fastidio la presenza dei libici a condizione che questo non metta in discussione il ruolo di grande banca che Unicredit ha saputo conquistarsi in questi anni".
Così il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, ha parlato, a '24 Mattino' su Radio 24, dei rapporti tra gli azionisti all'interno di Unicredit, di cui è azionista anche la Crt.

"Però - ha aggiunto Chiamparino - siccome a suo tempo sono stato attaccato perché sospettato di ingerenza nelle banche, il sindaco non ha nulla da dire sull'azionariato. Si pronuncino gli azionisti. Se io mi pronuncio su ciò che può o deve fare la Fondazione Crt è perché ritengo di averne il diritto, ma su ciò che deve fare Unicredit si pronunci l'azionista Crt".

CASO LIBIA, PROFUMO NEL MIRINO - Si apre una settimana difficile per Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit.



In vista del comitato strategico convocato giovedì prossimo per un primo aggiornamento da parte del presidente Dieter Rampl, sugli approfondimenti per accertare le modalità e l'impatto dell'ingresso dei soci libici nell'azionariato, l'attacco lanciato dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung ha contribuito a surriscaldare il clima al vertice dell'istituto.



Le considerazioni del giornale di Monaco, che mette nel mirino l'amministratore delegato definendo "un disturbo cronico" le tensioni fra Rampl e Profumo ha fatto scalpore anche negli ambienti politici in Italia, non solo quelli della Lega che da tempo è all'attacco reclamando spazi nel mondo del credito e nella banca di Piazza Cordusio.



Il quotidiano tedesco che titolava l'articolo 'Mister Arrogance e' tornato' (riferendosi e Profumo) ha, partendo dalla vicenda Libia, insistito molto sui contrasti al vertice parlando di crescente pressione sull'ad.

E ieri sono tornate a circolare le voci di un possibile passo indietro di Profumo, insieme al tam tam sui nomi dei possibili successori da Gianpiero Auletta Armenise (già alla guida di Ubi Banca) a Matteo Arpe, ex numero uno di Capitalia ora a Banca Profilo.



E' quanto si apprende in ambienti finanziari, che descrivono una situazione surriscaldata. Tuttavia la tensione tra i soci e l'amministratore delegato dell'istituto non è cosa nuova e un malessere è presente ormai da tempo.



A risvegliare il malumore dei grandi azionisti di Unicredit, a partire dalle fondazioni, è stato ai primi di agosto il rafforzamento del capitale nella banca della libica Lia e poi, nei giorni scorsi, l'ulteriore passo in avanti del fondo sovrano di Tripoli che ha portato la partecipazione complessiva del paese nordafricano oltre il 7,5%.



Mosse di cui il presidente Rampl non era stato informato preventivamente, mentre Profumo si é difeso dicendo di non aver sollecitato la crescita dei libici. Quale sarà poi l'evoluzione delle tensioni, al momento non é facile prevedere.



Le stesse fonti ricordano infatti che in passato si è arrivati a una ricucitura nei rapporti tra management e soci e tra lo stesso Profumo e il presidente Dieter Rampl. Il primo appuntamento in agenda per un confronto resta dunque fissato per giovedì ma i contatti, ai piani alti del gruppo e della politica, sono tuttora in corso.
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UniCredit, rumors: salta l'amministratore delegato. Profumo

Messaggio da rolieg » mar set 21, 2010 7:12 am

UniCredit, rumors: salta l'amministratore delegato. Profumo sì è dimesso. Deleghe a Rampl

Lunedí 20.09.2010 19:46


Colpo di scena in UniCredit. Secondo i rumors che arrivano dalla City milanese, dopo le tensioni esplose per il caso Libia, il fronte degli azionisti italiani, che a marzo aveva espresso il proprio dissenso contro il progetto di riorganizzazione interna (Bancone), si è ricompattato, portando alle dimissioni dell'amministratore delegato Alessandro Profumo (secondo le voci la lettera verrà presentata a un Cda straordinario).

Le deleghe operative, a quanto ha anticipato l'agenzia Radiocor, dovrebbero esser conferite al presidente Dieter Rampl che, nel nuovo ruolo il presidente, verrà supportato dai quattro manager attualmente al vertice del gruppo (Roberto Nicastro, Paolo Fiorentino, Federico Ghizzoni, Sergio Ermotti).

Il ruolo di Rampl risulta transitorio anche se per l'assetto definitivo non c'è alcuna fretta, nè stanno maturando candidature estere. Di sicuro il presidente Rampl negli ultimi giorni ha preparato il passaggio delle consegne, confermando accordi blindati con i grandi azionisti del gruppo.

La girandola di voci era già partita nel tardo pomeriggio quando in Piazza Cordusio è stato convocato un Cda straordinario per decidere delle sorti di Profumo (all'ordine del giorno i rapporti con il top management).

Sono diversi gli azionisti, secondo la ricostruzione prevalente, che hanno fatto pressioni per un avvicendamento alla guida della banca con diversi consiglieri pronti a sostenere un'eventuale sfiducia in Cda. Show-down che, anche se manca ancora l'ufficialità e qualcuno non lo dà ancora per certo, è stato evitato dal banchiere genovese.

A Profumo, oltre alla mancata comunicazione dei movimenti dei soci libici, sarebbero stati imputati soprattutto i risultati economici al di sotto delle attese e la perdita di valore del titolo. Due fattori che stanno svalutando nel tempo gli investimenti fatti. In questo contesto, che nella City milanese si definisce "in rapida evoluzione", il fronte anti-Profumo (lo stesso, più o meno, che in primavera aveva bloccato il Bancone costringendo l'ex McKinsey alla nomina di un country chairman per l'Italia) vedrebbe schierate schierate oltre alle fondazioni Cariverona, Crt e Carimonte, anche gli azionisti del tedeschi del calibro di Allianz e i soci privati italiani Maramotti, Pesenti, pronti a far sentire la propria voce in un passaggio cruciale per la banca di cui sono azionisti stabili.

Insomma, escludendo la vicepresidenza libica, un fronte abbastanza compatto nel board che, avrebbe forzato proprio ora la mano per non perdere l'occasione di stoppare quelle che, nei salotti della finanza, sono state viste come delle vere e proprie manovre da parte dell'amministratore delegato. E cioè spostare, con l'ingresso del fondo Aabar prima, il rafforzamento della presenza libica poi assieme anche alla salita del fondo BlackRock, l'opera un progressivo spostamento del baricentro politico all'interno dell'azionariato dai soci storici italiani a un fronte eterogeneo di soci stranieri. Il motivo? Sottrarsi in futuro e mettere così le basi per la crescita futura della banca sui mercati esteri dalle logiche politico-localistiche tutte italiane.

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Piazza Cordusio cerca il successore dell'ex ad.

Messaggio da rolieg » dom set 26, 2010 7:30 am

Piazza Cordusio cerca il successore dell'ex ad. Prende quota la candidatura di Alessandro Orcel, che ieri ha incontrato Biasi e Palenzona. Ma in cda si preferisce una soluzione interna.

Con il fiato sul collo e l’occhio vigilante di Bankitalia alle spalle Unicredit cerca il successore di Alessandro Profumo. E sulla stampa scoppia il toto-nonime. Tra i candidati più papabili spunta il nome di Alessandro Orcel, che proprio ieri si sarebbe incontrato con il presidente della fondazione Cariverona Paolo Biasi e il vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, rappresentante in Cda degli interessi della fondazione Crt.

Orcel, 46 anni, ex Boston ed ex Merrill Lynch, approdato a Bofa dopo la fusione, appare, proprio per il suo profilo internazionale, una scelta di continuità. Vicino a Paolo Biasi, di certo apprezzato dai soci stranieri, potrebbe però fare storcere il naso alla Lega, sempre più presente nei consigli delle fondazioni azioniste.

Ma se fuori da Piazza Cordusio i due delfini forti vanno alla ricerca di un successore proveniente dall’esterno, l’orientamento che sarebbe emerso ieri dalle diverse riunioni dei comitati consiliari (strategico, governance e remunerazione) di Unicredit, alla presenza di Dieter Rampl, sarebbe quello di una soluzione interna, che vada a pescare tra gli attuali deputy-ceo. E il nome più papabile, tra i quattro, sarebbe quello di Roberto Nicastro.

Nelle riunioni di ieri si sarebbe parlato anche di una possibile candidatura di Vittorio Grilli, uomo vicino a Giulio Tremonti e dalla comprovata esperienza. Ma a rendere difficile il suo arrivo a Piazza Cordusio è il fatto che questa soluzione potrebbe essere percepita dal mercato come troppo politica, confermando così la posizione di chi ha visto nella “cacciata” di Profumo un tentativo di traghettare l’istituto sotto l’influenza del governo.

Tra gli altri nomi che in questi giorni ricorrono ci sarebbero anche quello di Claudio Costamagna, ex capo di Goldman Sachs, che ieri ha tuttavia definito infondata l’ipotesi di una sua candidatura. E poi Mario Greco (ex Allianz oggi in Zurich), Enrico Cucchiani, Giampiero Auletta, Fabio Gallia (ad e dg Bnl), Matteo Arpe (ex Capitalia), Pietro Modiano (presidente Carlo Tassara).

Di certo, il tempo scorre. In una lettera inviata a Piazza Cordusio Bankitalia ha invitato l'istituto a "individuare tempestivamente una governance aziendale che consenta di ricondurre le attribuzioni dei vari organi ad un assetto stabile e coerente", per eliminare l'anomalia di un presidente che "deve evere un ruolo non esecutivo e non svolgere neppure di fatto funzioni gestionali, salva la facoltà di riverstire, in casi eccezionali, compiti di supplenza dei componenti esecutivi". Alcuni consiglieri sperano di riuscire a trovare il sucessore entro il cda del 30 settembre, ma non è escluso che si slitterà a quello del 13 ottobre.

da: Bluerating


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Piazza Cordusio sarà affidata a Federico Ghizzoni

Messaggio da rolieg » ven ott 01, 2010 7:41 am

Durante il consiglio di amministrazione di oggi a Varsavia è stato deciso che la guida di Piazza Cordusio sarà affidata a Federico Ghizzoni, eletto all'unanimità. Per l'elezione del direttore generale...


E' il giorno di UniCredit. Oggi si è riunito il Cda di Piazza Cordusio a Varvasia per discutere la nomina del nuovo amministratore delegato della banca e, stamattina il Wall Street Journal, aveva indicato come successore di Alessandro Profumo, Federico Ghizzoni.


Il comitato nomine di Unicredit si è riunito nella prima mattinata mentre alle 12, in anticipo rispetto a quanto previsto, si è tenuto il cda dell'istituto che, in si è svolto a Varsavia nella sede di Bank Pekao.

La candidatura di Ghizzoni, secondo il Wall Street Journal, avrebbe l'appoggio degli azionisti di UniCredit e, inoltre, garantirebbe continuità nelle operazioni avviate dalla banca all'estero, in particolare in Germania e nell'Europa centrale e dell'Est.

Cinquantacinque anni, piacentino, Ghizzoni dopo aver lavorato negli uffici londinesi e di Singapore di UniCredit è stato nominato nel 2007 da Profumo supervisore delle attività di UniCredit nell'Europa centrale e nell'Est Europa.

E Roberto Nicastro? Il deputy ceo con responsabilità sul retail rimane ancora candidato, potendo contare su sostenitori come Fabrizio Palenzona, ma potrebbe accontentarsi della poltrona di d.g., anche perché, come Ghizzoni, conosce a fondo la struttura di UniCredit.

Alle 17.30 arriva la conferma che Federico Ghizzoni è il nuovo amministratore delegato, eletto all'unanimità. Nessuna decisione invece sul direttore generale. Sarà deciso dopo l'insediamento dell'a.d. e dovrebbe provenire sempre dalla linea interna.
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Unicredit, tensioni su Rampl e Ermotti

Messaggio da rolieg » mer ott 06, 2010 7:36 am

Unicredit, tensioni su Rampl e Ermotti


di Matteo Chiamenti

Ultimo aggiornamento : 05-10-2010 08:30


Il rebus direttori generali, il fastidio delle fondazioni e i rilievi di Bankitalia..


Chiunque abbia un rallentamento delle tensioni in casa Unicredit, una volta avvenuta la nomina del successore Profumo, sarà rimasto deluso. Sono infatti tanti i malumori che hanno accompagnato e accompagnano tuttora le scelte del presidente Didier Rampl, “colpevole” di aver optato per Ghizzoni, nonostantel’evidente preferenza delle fondazioni per Nicastro.

Ora il nuovo rebus, come riportano oggi sia Il Sole 24 ore sia MF, ruota intorno alla collocazione da trovare per Sergio Ermotti, attuale deputy ceo con deleghe per il corporate e l’investment banking. Dato il poco favore di quest’ultimo a una subordinazione al nuovo direttore generale, ecco il nascere della “politica” ipotesi di doppia direzione Nicastro-Ermotti. Una scelta che, sebbene possa soddisfare la diplomazia di Piazza Cordusio, sembra lasciare perplessa Bankitalia, da sempre poco propensa verso i dualismi negli assetti di vertice. E vissero tutti infelici e scontenti.






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