ESPOSTO DEPOSITATO DA A.R.T. ALLE PROCURE

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rolieg
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ESPOSTO DEPOSITATO DA A.R.T. ALLE PROCURE

Messaggio da rolieg » mer giu 13, 2007 8:25 am

---esposto penale depositato da A.R.T. in 15 PROCURE del nord,compresa la PROCURA di Roma. ----NEL MARZO DEL 2006---
( LE INDAGINI SONO ANCORA IN CORSO )


STUDIO LEGALE ASSOCIATO
……………………………………..
,………………………………………….

ALL'ILL.MO PROCURATORE DELLA REPUBBLICA ……………

ESPOSTO
*** *** ***
Il sottoscritto ROLICH Egidio, nato a Fiume il 23/07/1951, residente in Torino, Via Caboto n. 17, in qualità di presidente del consiglio direttivo, con tutti i poteri di legge e di statuto ivi compresa la legale rappresentanza dell'associazione avente la denominazione "A.R.T.- Associazione Risparmiatori Tangobond" con sede in Torino, Via Caboto n . 17, costituita il 26 - 4 - 2005 con atto REP. N. 13966 RACC. N. 4724), difeso e rappresentato dall'Avo…………………., del Foro di……, con studio in…………………, giusta nomina in calce,

ESPONEquanto segue:
il sottoscritto Egidio Rolich è presidente dell'associazione "A.R.T.". Tale associazione, senza finalità speculative, si prefigge di praticare e propagandare l'attività di informazione e tutela dei risparmiatori italiani associati ed in particolare in merito alla questione delle obbligazioni argentine, mediante la rappresentanza dei loro interessi nelle sedi ritenute più opportune. Tale associazione è pertanto nata con la precisa finalità, a seguito della devastante insolvibilità dello stato argentino, di tutelare i piccoli risparmiatori, 450.000 circa, che si sono ritrovati, senza colpa alcuna sia essa riferibile a negligenza, imperizia ed imprudenza, improvvisamente depauperati dei propri risparmi. L'esponente ha pertanto l'intento con il presente esposto di sottoporre all'attenzione dell'ill.mo Signor Procuratore della Repubblica le forti perplessità sorte a seguito delle quanto meno disinvolte modalità di condotta degli istituti di credito nella collocazione sul mercato dei piccoli risparmiatori dei titoli comunemente denominati "Tango-bond" e delle conseguenze sconvolgenti che li hanno colti a seguito del tracollo finanziario dello stato argentino.

Tracollo, si precisa, quale atto finale di una crescente e ben nota, quanto meno agli operatori bancari, sofferenza finanziaria tanto da essere oggetto di valutazione, monitoraggio e studio dei maggiori organismi internazionali di controllo ( Standard & Poor's, Moody's...) per un congruo lasso di tempo.
E ben noto all'ill.mo Procuratore l'impatto devastante che ciò ha causato a migliaia di piccoli risparmiatori che investendo sulle obbligazioni argentine si sono ritrovati
improvvisamente in possesso di inutili documentazioni bancarie prive di valenza economica.

L'ill.mo Signor Procuratore dovrà, sulla base degli spunti che qui di seguito verranno evidenziati, valutare se e come le procedure adottate dagli istituti bancari all'atto del collocamento dei titoli sia stata rispettosa della normativa in vigore e conseguentemente, punto nodale, se, a fronte delle relazioni degli organismi internazionali di controllo dei mercati finanziari, gli operatori bancari fossero o meno a conoscenza della immanente rischiosità delle operazioni sui bond argentini compiute di concerto (?!) con i piccoli risparmiatori. In caso affermativo - e sull'assunto che le banche sono tenute ad agire con la diligenza dell'operatore particolarmente qualificato (cfr. artt. 21 lett. A) d.Lgs 58/98, 26 lett. E) reg. Consob cit. e 1176 comma LI co. c.c.) - occorrerà porgere l'attenzione sulle modalità di collocamento dei titoli e su di un'eventuale deliberata violazione dei doveri di informazione nonostante la piena consapevolezza dell'insolvibilità del debitore estero con l'inevitabile nocumento del risparmiatore ed il conseguente profitto per l'istituto bancario. Avuta avvertenza che tali operazioni sono state compiute dalla quasi totalità degli istituti bancari.

Ciò, in caso di acclarata responsabilità, con le eventuali conseguenze previste ed imposte dalla normativa processuale italiana. Vedasi al riguardo l'allegata sentenza del Tribunale di Mantova che investito civilisticamente della questione ha dichiarato la nullità degli ordini di acquisto delle obbligazioni Argentina e condannato la Banca Agricola Mantovana alla corresponsione della somma investita dagli attori/risparmiatori. Eclatante è il passo in motivazione ove il Tribunale, in ordine alla solvibilità dello stato argentino, ricorda (pag.4 della sentenza) che "deve ritenersi che costituisse dato acquisito per il mercato quello secondo cui i titoli del debito pubblico argentino erano considerati di problematico rimborso.

Al riguardo va osservato che la banca doveva fornire una completa informazione circa i rischi connessi a quella specifica operazione che il cliente intendeva porre in essere (obbligo imposto dall'art. 28 com. II del regolamento Consob n. 11522), informazione che, trattandosi di soggetto tenuto ad agire con la diligenza dell'operatore particolarmente qualificato (...) nell'ambito di un rapporto in cui gli è imposto di tutelare l'interesse dei clienti (...) necessariamente comprendeva l'indicazione, non generica, della natura altamente rischiosa dell'investimento operata dalle maggiori agenzie specializzate in materia, dovendosi ritenere, sotto tale profilo, che la banca sia obbligata a conoscere tali dati e, conseguentemente, a riferirli al cliente (...) " Tanto premesso occorre, per una miglior comprensione di quanto di seguito verrà esposto, evidenziare alcune peculiarità ricollegate al mercato dei titoli e nello specifico della vendita degli stessi fuori dei mercati regolamentati.
La vendita. "fuori dei mercati regolamentati" (di seguito indicata f.m.r.) era la norma per la maggior parte delle banche che operavano in contropartita diretta, solo poche operazioni erano effettuate in conto terzi.
Con la vendita f.m.r. le banche non erano obbligate a dichiarare il prezzo di acquisto e commissioni e potevano indicare un prezzo per obbligazione impossibile da verificare poiché tipicamente i titoli non erano trattati sul mercato nazionale regolamentato. Però con la f.m.r. il risparmiatore assumeva rischi supplementari non indifferenti poiché, come recita il foglio concernente i rischi generali sugli investimenti finanziari, per le operazioni effettuate fuori dai mercati organizzati può risultare difficoltoso od impossibile liquidare uno strumento finanziario o apprezzarne il valore effettivo e valutare l'effettiva esposizione al rischio. In particolare, qualora lo strumento finanziario non sia trattato su alcun mercato organizzato.

Secondo la definizione data dalla CONSOB la contropartita diretta è un'operazione effettuata dalla banca non solo fuori dai mercati regolamentati ma anche fuori dai mercati organizzati.
Da ciò è pacifico che la banca non era soggetta alle leggi di protezione sul risparmio stabilite dall'intero TUF e da tutte le altre norme stabilite a difesa del risparmiatore. Questo sistema era diffusamente usato dalle banche in epoca antecedente ai bond argentini per trattare la compravendita dei titoli di stato italiani poiché l'art. 9 capo II, regolamento di attuazione - DL 24.2.1998 - recita: "casi di inapplicabilità dell'obbligo di esecuzione delle negoziazioni nei mercati regolamentati:

1 - L'obbligo di esecuzione delle negoziazioni di strumenti finanziari esclusivamente nei mercati regolamentati non si applica. ".
La contropartita diretta, detta anche "operazione in conto proprio", è stata per anni il sistema con cui le banche legittimamente vendevano i titoli di stato italiani. Ciò perché la legge italiana consentiva alla banca di operare in questo modo senza la preventiva autorizzazione del cliente.
E ciò, incredibilmente, è stato fatto anche con le obbligazioni argentine.
Punto nevralgico del presente esposto si ritrova pertanto in tale procedere illegittimo che doveva essere sanzionato dalla Consob, sentita la Banca d'Italia, con l'immediata interruzione del massiccio scambio delle obbligazioni Argentina. La collocazione delle obbligazioni identificate come "bond argentini" è avvenuta pertanto con modalità del tutto particolari e tali da far nascere il ragionevole dubbio che l'intera operazione - che ha coinvolto oltre 450.000 risparmiatori italiani - sia stata condotta nella consapevolezza da parte degli istituti bancari del concreto rischio di insolvenza da parte della Repubblica Argentina.

E' bizzarro ritenere infatti che, alla luce della documentazione che si produce unitamente al presente atto, gli istituti bancari (dai vertici a chi materialmente ha collocato il titolo) non avessero conoscenza dell'elevata rischiosità dell'obbligazione. Precisamente:

1) dalle offering circulars si evince testualmente che: "A ciascuna banca è stato chiesto di dichiarare e convenire che non ha offerto o venduto e non offrirà o venderà le Obbligazioni nella Repubblica Italiana attraverso sollecitazioni al pubblico"; che "le Obbligazioni non possono essere offerte, vendute o consegnate all'interno della Repubblica Italiana e lo stesso vale per la Circolare d'offerta e ciascun altro materiale di offerta relativo alle obbligazioni che possa essere distribuito o reso disponibile nella Repubblica Italiana a meno che tali attività vengano svolte da intermediari di titoli a ciò debitamente autorizzati nella Repubblica Italiana e conformemente alle leggi italiane applicabili in materia di valori mobiliari ed a qualsiasi altro requisito legale o regolamentare applicabile, ivi incluso, inter alia, il Decreto Legislativo n. 58 del 24 febbraio 1988, il regolamento della Commissione Nazionale per la Società e la Borsa n. 6430 del 26 agosto 1992; e se applicabili vengano pienamente rispettati i requisiti circa le notifiche alla Banca d'Italia di cui all'art. 129 Legge Bancaria e le relative Istruzioni della Banca d'Italia".

2) Il Decreto Legislativo n. 58 del 24 febbraio 1988, all'art. 9 lett. B) prevede che l'obbligo di esecuzione delle negoziazioni di strumenti finanziari esclusivamente nei mercati regolamentati non si applichi alle negoziazioni aventi oggetto titoli di Stato o garantiti dallo Stato, italiani ed esteri, nonché a titoli emessi da organismi internazionali, partecipati da Stati. Si potrebbe ritenere pertanto che le obbligazioni argentine potevano essere trattate in contropartita diretta con la stessa procedura usualmente applicata ai titoli italiani, ivi compresa l'assenza di obbligo di fornire all'investitore il prospetto informativo (id est, offering circolar). Ed effettivamente tale è la linea "di difesa" adottata dagli istituti bancari.

Tuttavia, il Capo II art. 8 comma primo D.L. cit., prevede espressamente che le negoziazioni di strumenti finanziari possano essere eseguite o fatte eseguire dagli intermediari autorizzati al di fuori dei mercati regolamentati (ed è il caso delle obbligazioni argentine) a condizione che: a) il cliente abbia preventivamente autorizzato l'intermediario ad eseguire o far eseguire le negoziazioni al di fuori dei mercati regolamentati; b) l'esecuzione delle negoziazioni al di fuori dei mercati regolamentati consenta di realizzare un miglior prezzo per il cliente. Inoltre, il comma terzo dell'articolo in questione specifica che "l'autorizzazione di cui al comma primo - lett. a) deve essere
conferita con riguardo a singole operazioni".

In altre parole: le offering circular di cui al precedente punto 1) espressamente prevedono la non collocazione al piccolo risparmio, fatti salvi casi autorizzati ed eseguiti nel pieno rispetto della vigente normativa. Ciò in quanto già nell'anno 1999 le prodotte offering circulars specificavano "non può esservi garanzia che non ricominci una fuga di capitali causata dal rischio di sfiducia, continuino le necessarie importazioni di capitale, possa essere mantenuta la parità fissa 1:1 USD/Peso, siano onorati gli obblighi di pagamento del debito estero e non si verifichino fallimenti di banche ed altre imprese. Il rischio che si materializzi tale scenario di crisi è aumentato sulla scia della recente turbolenza svalutativa registrata in Brasile". Inoltre, prosegue il testo della offering circular, "le Obbligazioni sono adatte unicamente ad investitori speculativi ed in grado di valutare e sostenere rischi speciali". Proseguendo al punto 2) del presente esposto, riassumendo ciò che la legge imponeva agli istituti bancari di compiere per poter validamente collocare le obbligazioni argentine (posto che l'Argentina non rientra nei mercati regolamentati riconosciuti e tassativamente indicati all'art. 67 comma secondo del D.Lgs. 58/9 avrebbe dovuto essere:
dichiarare su un documento specifico e preliminarmente alla ricezione dell'ordine di acquisto da parte del cliente che si intendeva procedere fuori dai mercati regolamentari e fuori dai mercati organizzati (cioè in contropartita diretta);
richiedere preventivamente per ciascun ordine l'autorizzazione provata dell'investitore ad operare fuori dai mercati regolamentati; provare di aver ottenuto un miglior prezzo di quello ottenibile dentro il mercato regolamentato (ossia migliore di quello esposto nei listini di borsa); consegnare il prospetto informativo (o offering circular) prima della
sottoscrizione dell'acquisto, segnalando il grado di rischiosità dell'investimento al cliente.
Invece, gli istituti bancari hanno collocato i bond argentini con la stessa procedura adottata per le operazioni in contropartita diretta con i titoli di Stato Italiani. Ciò ha ingenerato negli investitori la certezza che le due operazioni (titoli di Stato italiani e titoli di Stato argentini) comportassero le stesse garanzie di mercato. Solo una piena e preventiva coscienza, da parte dell'investitore di: a) quali fossero i rischi speciali che la contropartita diretta comportava per le obbligazioni argentine (l'alto tasso speculativo in ragione del concreto rischio di insolvenza nel breve periodo);

b) quali fossero i rischi che operare al di fuori dei mercati regolamentari comportava (e comporta)
avrebbe comportato la piena accettazione di tali rischi (e, conseguentemente, l'accollo di ogni responsabilità) da parte dell'investitore. Quid pluris, la Consob avrebbe dovuto (ed è assolutamente inverosimile che così non sia stato) accorgersi - nell'adempimento ai propri doveri di vigilanza, previsti all'art. 78 DL 24.02.1998 n. 58 - che le banche italiane stavano collocando un numero altissimo di obbligazioni argentine al di fuori dei mercati organizzati (e regolamentati) e pertanto avrebbe dovuto, previo consulto con la Banca d'Italia, sopendere/vietare gli scambi presso i singoli operatori intermediari.

Si rileva come proprio la Consob abbia consegnato il protocollo DEM/5035278, anch'esso prodotto unitamente al presente atto, da cui si evince al punto A3 che il titolo argentino avrebbe dovuto essere correlato da una offering circular destinata ai soli investitori professionali e redatta in lingua inglese secondo la prassi internazionale; tuttavia, non essendoci divieti imposti ex lege (...!!!) i titoli collocati attraverso il c.d. collocamento privato "possono in un momento successivo entrare in possesso dei piccoli risparmiatori tramite l'attività che gli investitori professionali esercitano nei confronti della propria clientela. " E una vera e propria aberratio: un titolo, destinato per la propria alta rischiosità, ai soli investitori professionali/istituzionali, quando entra nel portafoglio di questi ultimi subisce una "mutatio" per cui diviene collocabile anche al piccolo risparmio: vuole forse dire che l'ingresso nel portafoglio di un investitore istituzionale/professionale di un titolo altamente rischioso viene epurato del fattore rischio e può essere collocato al piccolo risparmiatore, ossia del soggetto debole che l'offering circular e le norme imperative che regolano i mercati tentavano a monte di proteggere? Infine, si evidenzia un'ultima perplessità.
La negoziazione delle obbligazioni argentine identificate con codice ISIN DE0003045357, di cui si allega la relativa offering circular, avrebbe dovuto avere inizio in data 13/01/2000. Invece, le banche italiane hanno iniziato a collocarle sin dall'anno 1999. Ciò significa che tali obbligazioni sono state vendute nel periodo c.d. di grey market, definendosi come tale il periodo in cui non è ancora disponibile nemmeno la offering circular! ! !
E' evidente che la banca non era in alcun modo in grado di fornire all'investitore le informazioni sul rischio connesso all'obbligazione nonostante la piena coscienza della rischiosità delle operazioni di scambio obbligazioni.

Il quadro prospettato, oltre alla allegata produzione, è comprovato da svariata documentazione che il sottoscritto Egidio Rolich, quale presidente dell'associazione A.R.T., è disponibile a produrre a richiesta dell'ill.mo Procuratore della Repubblica nonché a fornire eventuali chiarimenti in ordine alle richiamate norme nonchè, con le limitazioni previste dall'ordinamento, a fattispecie specifiche occorse ai propri associati.
*** *** ***
Il sottoscritto ROLICH Egidio, nato a Fiume il 23/07/1951, residente in Torino, Via Caboto n. 17, dichiara di nominare quale proprio difensore l'Avv. Xxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxx conferendogli ogni più ampia facoltà di legge ivi compresa la facoltà di sub delegare per il deposito del presente atto.

Con ossequio.
Si allega:
Repubblica Argentina, prospetto di quotazione;
Borsa Italiana avviso di inizio negoziazione obbligazioni 11.1.2000; CONSOB; evasione di richiesta a firma A.R.T. di documentazione inerente ai titoli obbligazionari Argentina;
Copia sentenza Tribunale di Mantova;
Elenco dei mercati regolamentati riconosciuti. Torino, lì 6.3.2006
EGIDIO ROLICH

E per autentica
AVV. Xxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxx
rolieg

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